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venerdì, 30 Settembre 2022

Ariaferma

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“Filmare in faccia il male è difficile” 

Ai Globo d’oro 2022 il regista Leonardo di Costanzo presenta il suo film ‘Ariaferma’, un racconto sulle relazioni umane all’interno del carcere.

Di Alissa Balocco*

L’aria è ferma, eppure le celle sono aperte, vuote. La torre del carcere si estende coi suoi edifici in tutte le direzioni, ma le mura li bloccano. Siamo dentro, agogniamo il fuori. ‘Ariaferma’ è una narrazione racchiusa nello spazio soffocante di un carcere che vibra costantemente verso l’esterno: una tensione centrifuga.

In questo luogo si muovono dodici detenuti in attesa di un trasferimento e un gruppo di agenti addetti al controllo: con gran parte degli edifici ormai chiusi, i carcerati sono rinchiusi in celle confinanti una sala circolare. Più storie si intrecciano alla ricerca dell’umanità che unisce i rappresentanti dell’ordine manicheo di quei luoghi, dove o stai da una parte, o stai dall’altra. Un sistema che comincia ad incrinarsi nel dialogo che si avvia tra un detenuto e un ispettore, rispettivamente Silvio Orlando (Lagioia) e Toni Servillo (Gargiulo), entrambi ad una sfida attoriale che li costringe “fuori i loro soliti ruoli”.

Ispirate a persone vere

“Io penso che l’atto di chiudere qualcuno in gabbia è un atto violento: su questo il film vuole portare ad una discussione”, dice Di Costanzo. Il regista ha visitato diverse carceri, parlato con direttori, assistenti, psicologi: “tutte le storie sono ispirate a persone vere, ad episodi di umanità, amicizia, fiducia. Anche il titolo: l’aria è ferma era una delle scritte che ho letto in una cella”.

La continua alternanza tra coralità e singolo, tra bene e male, tra colpa e punizione, emerge nel corso di ‘Ariaferma’ come un equilibrio che si deve mantenere sempre sospeso, proprio perché una risposta non ce l’ha: “non mi interessa il male, è difficile filmarlo e si rischia di giustificarlo. Più che cercare un senso nelle cose, ho cercato di essere più libero possibile e fare un film più di sentimento che di ragione”.

Carcere-purgatorio

Abituati a vedere solo corpi, tant’è che la stessa musica che accompagna il film è carne (voci e body percussion), gli spettatori sono costretti a interrogarsi su scelte che riguardano anima e umanità dentro gli stretti spazi di un carcere-purgatorio. “Ho sempre fatto film su figure a contatto con le parti più complicate della società. Queste persone sono come dei punti di osservazione, perché stanno tra il dentro e il fuori. Seguono il bisogno, perciò devono uscire dal ruolo e dalla legge per mettersi in discussione e sono dei grandi sperimentatori di umanità. Sono costretti a far agire il libero arbitrio”.

Delle vite di quei detenuti e di quei poliziotti in ‘Ariaferma’ non sappiamo nulla: siamo costretti a giudicarli nello spazio dove tutti siamo uguali. “Sa ispettore, ho visto in un documentario che diceva che non è vero che tutte le formiche in una colonia lavorano, anzi, ce ne sono alcune che non fanno proprio niente”, dice ad un certo punto Lagioia a Gargiulo. “Ispettò, se foste formica, quale vorreste essere, quella che non fa niente, o quella che lavora?” Gargiulo non risponde. La domanda, l’ennesima, è per noi.

* Studente del master Giornalismo e Comunicazione multimediale della Luiss
In concorso nell'anno: 2022

Incontro in sede con il regista: Leonardo Di Costanzo

Data (e numero) del incontro: 22 dicembre 2021 (5)

Attore protagonisti: Toni Servillo e Silvio Orlando

Attrice protagonista: –

Sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero e Valia Santella

Fotografia: Luca Bigazzi

Musica: Pasquale Scialò

Distribuzione: in cinema (Vision Distribution)

 

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