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giovedì, 17 Giugno 2021

“‘Quasi Natale’ parla di malinconia e tempo perduto”

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“‘Quasi Natale’ parla di malinconia e tempo perduto”

Incontro streaming con Francesco Lagi (regista)
di “Quasi Natale”

In concorso per il Globo d’Oro 2020-2021

“Il fatto che si ritrovino a sedersi allo stesso tavolo il giorno di Natale, in un modo imprevisto, con la loro mamma da giovane, è il loro momento di felicità, ma non se ne rendono conto e non se lo godono”, ha detto il regista Francesco Lagi del film Quasi Natale durante l’incontro virtuale il 20 maggio 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro.

Da dove ha tratto ispirazione per questo film?
Francesco Lagi: “Il film nasce dal teatro. Lo faccio con la compagnia Teatrodilina. Gli attori del film sono gli stessi che hanno dato vita allo spettacolo. Dopo la pièce, abbiamo capito con il produttore Alfredo Covelli che lì c’era un piccolo film. Abbiamo provato a trasportare i temi e le relazioni dei personaggi in un altro linguaggio, dando loro una nuova veste, con un occhio completamente diverso. Il progetto era nato assieme ai quattro attori, è nato per loro. Ciò mi aiuta a scrivere, perchè avevo già loro in mente. Stavo scrivendo per loro. Sono attori che conosco benissimo, abbiamo fatto tanti spettacoli insieme, ci vogliamo bene.”

Non so chi sia il protagonista del film

Silvia D’Amico, che interpreta un personaggio arrivato da fuori, è la vera protagonista di questo film?
“Sì, assolutamente. Il personaggio di Silvia è il detonatore di ogni sentimento che poi esplode all’interno del film. Entra alterando un equilibrio e attraverso la sua presenza e la sua azione, accende nei personnaggi una serie di emozioni, di confronti, li mette in discussione fino a fargli completare un arco emotivo. Anche se non so chi sia davvero il protagonista del film.

Il fatto che lei, attraverso la percezione che hanno di lei i figli, diventi la loro madre è un tema del film. A loro modo ognuno di loro ritrova una madre in una persona sconosciuta, che ha una somiglianza casuale, che ha la stessa voce, che è capace di evocare gli spettri della soffitta, i loro ricordi e la loro infanzia, in una parola il loro essere figli.”

Nella famiglia che ha voluto racontare, quanto c’è di infelicità e quanto di felicità?
“Il film fa proprio i conti con questo tema, è quello centrale tra i tre fratelli. Diciamo che c’è molta infelicità. Ma è una parola troppo estrema. Parlerei di malinconia, di tempo perduto, di occasione mancate. Il film parla più di questo: di relazione floride che poi non sono sbocciate. Ovviamente, il fatto che si ritrovino a sedersi allo stesso tavolo il giorno di Natale, in un modo imprevisto, con la loro mamma da giovane, è il loro momento di felicità, ma non se ne rendono conto e non se lo godono.”

Non volevo assolutamente che fosse teatro filmato

Come avete evitato la trappola di fare teatro filmato, venendo appunto dal palcoscenico?
“Non volevo assolutamente che il film fosse teatrale, o che fosse teatro filmato. Volevamo fosse un film a tutti gli effetti, che non risentisse del passaggio dal teatro. Ho scelto un certo modo di guardare, di usare la macchina da presa, di montare, di entrare nello specifico cinematografico in modo piuttosto efficiente. Ho cercato di eliminare la distanza con i personaggi, per entrare più in empatia con i volti, con i stati d’animo. Ho cercato di mantenere una continuità temporale.

è un film soprattutto di parola

Ho sempre avuto la sensazione che se entri dentro il film e ne capisci il ritmo, ti dimentichi, o dovresti dimenticare, che è un film soprattutto di parola. Dovresti essere investito da quello che le parole evocano. Non dovresti soffrire del fatto che tutto è girato in uno stesso posto.”

Venendo dal teatro, avete comunque dovuto scrivere una sceneggiatura?
“La scrittura ha subito delle modifiche, sì. L’adattamento richiede una trasposizione. La scrittura, essendo la base di questo film, come di molti altri, ha richiesto una forma di plasticità, una modifica. Tante cose che c’erano a teatro nella versione cinematografica non ci sono più, perchè non funzionano allo stesso modo. Altre cose sono nate girando il film, stando vicino agli attori, per via del montaggio, in modo da raccontare le cose in un certo modo. Ovviamente la macro struttura, il tema del film, l’arco dei personaggi è rimasto invariato, perché è l’ossatura del film.”

“Quasi Natale” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, edizione 2020-2021.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il ladro dei cardellini” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, edizione 2020-2021.

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