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giovedì, 23 Settembre 2021

”’Il delitto Mattarella’ è nato dal mio senso di colpa”

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‘Il delitto Mattarella’ è nato dal mio senso di colpa”

Incontro streaming con Aurelio Grimaldi (regista)
di "Il delitto Mattarella"
In concorso per il Globo d'Oro 2020-2021

 

“Non posso rispondere su eventuali rapporti intercorsi tra me e il presidente e suoi familiari, proprio per rispetto della sua discrezione. Ho preso l’impegno che mai avrei riferito eventuali rapporti diretti con la famiglia,” ha detto il Aurelio Grimaldi durante l’incontro virtuale il 13 maggio 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro.

Il suo film è un film politico, la figura di Andreotti ne esce a pezzi. La sua denuncia, su mafia e coinvolgimento politico, ci fa riflettere sul passato, forse dimenticato. E’ questo il motivo che l’ha spinta a fare questo film?
“Il primo motivo è molto molto privato. Non so se sapete che Modica è all’altezza di Tunisi dal punto di vista geografico. Io ero piccolo e mio padre, offeso per una promozione negatagli per un concorrente raccomandato, chiese il trasferimento nella provincia più lontana possibile, e fu mandato al confine con la Svizzera. Quindi passai da Tunisi alla Svizzera!

Nel 1980 mi trovavo forzatamente in Sicilia, perché mio padre decise di tornarvi dopo la sua pensione, ed era l’anno della mia maturità. Io avevo messo radici in Lombardia e quando fu ucciso Mattarella mi trovavo in uno stato personale per cui detestavo cordialmente la Sicilia, attribuendole tutto il peggio. Non posso dimenticare il 6 gennaio 1980, stavamo sentendo la notizia dell’omicidio al Tg, io commentai con mio padre “Ah figurarsi, democristiano e presidente della Regione, c’era dentro fino al collo”. Ovviamente parlavo per ignoranza e pensavo fosse un colluso.

la Rai non ha voluto partecipare

Mi sono portato questo senso di colpa dietro per molto tempo, non appena capii di aver preso un terribile abbaglio. Se Sergio Mattarella non fosse stato eletto presidente della Repubblica, questo progetto non l’avrei mai realizzato. Invece al momento della sua elezione pensai “Ora o mai più” e l’ho fatto, anche se non immaginavo ci avrei messo ben 5 anni. La figura di Sergio Mattarella ha complicato, comunque: la Rai non ha voluto partecipare perché voleva un coinvolgimento formale del presidente, ma lui mai avrebbe preso carta e penna per scriverlo.”

Lei prende una posizione netta su responsabilità degli assassini e terrorismo nero. 
“Come avrete notato il film è tutto documentato, cito sentenze che riguardano Andreotti. Parlo per sentenze, insomma, e sono state un sostegno per me. Rispetto agli estremisti di destra, la magistratura si è divisa, quella inquirente come Grasso e Falcone, si convinse che le mani di fuoco appartenessero a Fioravanti e Cavallini, estremisti fascisti che avevano stretto un patto con la mafia romana di Pippo Calò.

Nel mio libro elenco tanti elementi sui vari rinvii a giudizio ed estrapolo dalla storia giudiziaria infinita 27 elementi a favore di una certa tesi, e la tiro fuori. Nonostante i tre gradi di giudizio i neo fascisti sono sempre assolti per insufficienza di prove. La famiglia Mattarella, presente all’omicidio nello stessa automobile con Piersanti, e la signora Irma in particolare, aveva riconosciuto Fioravanti. C’è un episodio illuminante, quando la signora parla con Falcone e gli descrive chi gli ha ucciso il marito, e la camminata in particolare. Irma cercava di proteggerlo e vedeva che l’assassino cercava di evitarla in tutti i modi. Uno strano killer, dunque, che faceva tutto il possibile per non colpirla. Lei notò la sua camminata, la racconta, e Falcone le dice “Ho capito di chi sta parlando”, le mostra le foto e lei lo individua con precisione.

Perché in una intervista disse che i giovani non conoscono questa figura? E il presidente ha poi visto il film, le ha detto qualcosa?
“Non fu una sorpresa per me capire che Piersanti era stato totalmente dimenticato. Una sera ero a casa di amici palermitani e il loro figlio ventenne dava una festa: chiesi il permesso di interrogare tutti i giovani presenti. Scopro che le loro idee erano confusissime, alcuni ignoravano del tutto chi fosse Piersanti, altri ipotizzavano una parentela col Presidente della Repubblica, altri ancora pensavano fosse un magistrato. Non era solo un problema dei ragazzi siciliani, era evidente che Piersanti fosse stato totalmente dimenticato, anche da chi legge quotidiani.

Piersanti era stato totalmente dimenticato

Io sono anti complottista, non credo ci sia stato un complotto per dimenticare Piersanti. Credo che tanti elementi si siano intersecati tra loro, e la famiglia è stata di una incredibile discrezione. Il presidente mai ha nominato suo fratello in pubblico, eccetto quando lesse in un incontro una lista di vittime del terrorismo, tra cui c’era Piersanti. La famiglia non ha mai fatto nemmeno una fondazione in suo nome, io ho chiesto perché e suo figlio Bernardo disse che alla fine decisero di no perché non era compito delle famiglie ricordare figure storiche della nostra cultura, ma dovrebbe essere un compito della società civile.

Non posso rispondere su eventuali rapporti intercorsi tra me e il presidente e suoi familiari, proprio per rispetto della sua discrezione. Ho preso l’impegno che mai avrei riferito eventuali rapporti diretti con la famiglia.”

Censure ci sono state?
“Occorrevano finanziatori. Il primo fu della Regione Sicilia, ma ne occorrevano altri. Abbiamo ricevuto tanti e tanti no, nessuno ci ha detto che era per motivi politici. Il ministero della Cultura ci ha bocciati due volte. La Rai rifiutò il film perché volevano una lettera, anche informale, del presidente della Repubblica. Non ero in grado né di produrla né di chiederla.

Il mio più grande dispiacere è stato che, dopo aver avuto i finanziamenti, la Rai lo ha comunque rifiutato, anche Rai3, sulla quale contavo. Sky ce lo comprò con condizioni estremamente favorevoli, se Rai ci avesse dato condizioni anche meno favorevoli l’avrei accettato, ma non ci ha proprio voluto. Il 6 gennaio 2020, poco prima dell’uscita del film che doveva uscire a marzo, poi a causa del Covid è uscito a luglio, una importante trasmissione serale di Rai1 voleva dedicare una puntata a Piersanti, e inizialmente ci chiese di parlarne, poi arrivò una lettera che non volevano più perché la figura fatta fare ad Andreotti era terribile. Quindi diciamo che censure non ci sono state, ma mi sarei aspettato maggior aiuto e sostegno al film che non abbiamo assolutamente avuto.

Quando lei era giovane ricorda se l’omicidio ha avuto un impatto particolare? Come vede l’eredità di Mattarella nel futuro?
“L’impatto fu fortissimo. Tra i tantissimi omicidi di quegli anni, ricordo in particolare quello di Pio La Torre, che mi ha toccato veramente molto. Un altro fu Gaetano Costa, ucciso pochi mesi dopo Piersanti, in pieno centro a Palermo, totalmente dimenticato, nessuno ricorda chi sia. Era un procuratore fondamentale di quegli anni, e dopo la morte di Piersanti Mattarella volle tutti gli atti di indagini sulle famigerate scuole di Palermo. Prese in mano tutto e venne ammazzato subito dopo. 

Sergio Mattarella è persona discreta e rigorosa

Sergio Mattarella è persona discreta e rigorosa, che ha ottenuto un risultato insolito per un presidente che proveniva dalla Dc , non era disprezzato né attaccato dalle destre. Una uniformità in positivo di tutto il Parlamento, cosa rara e inedita. Solo Di Maio ha avuto tre giorni di follia quando chiese l’impeachment, ma durò tre giorni appunto. Piersanti Mattarella invece era un amministratore. Non vedo oggi nessuno che prenda il suo esempio, né qualcuno con le sue caratteristiche. Il Pd ha annunciato che farà una scuola politica per giovani, in nome suo, e confido dunque nel futuro. 

Molto bella anche la colonna sonora, delicata: ha scelto lei tutto?
“È un film che più che cercare soluzioni estetiche cerca di capire e costruire una situazione complicata, ma grazie per l’attenzione alla musica. Per me è importantissima, sono accanito e innamorato ascoltatore musicale. Ho scelto tutto io, da anni sognavo la canzone scelta per la scena di Leo Gullotta. Ho scelto poi anche musica leggera, alcune scritte anche da me stesso, ovviamente sono le peggiori!

Sergio Mattarella è stato giudice, pezzo grosso del partito, oggi presidente della Repubblica, perché non ha mai chiesto giustizia per il fratello ammazzato?
“È lo stile della famiglia Mattarella, basata su una assoluta e completa discrezione. Per la giustizia italiana la questione è chiusa, i responsabili sono la solita cupola mafiosa, definita mandante dell’omicidio, ma caso unico e strano i killer non hanno nome, nonostante i pentiti e le loro tante informazioni non sono stati scoperti. Mattarella è stato più volte ministro, fondatore della Margherita e vice segretario della Dc, ma di tutte queste cariche gli italiani non hanno mai ricordato nulla.

Io prima di essere regista ero insegnante scolastico, scoprii che fu lui nella scuola primaria a fare la riforma dei moduli, nessuno gliene riconosce i meriti perché lui è sempre stato discreto. Non c’è scampo, questa famiglia mai ha alzato la voce e mai l’alzerà. Come giudice della Corte Costituzionale Mattarella sa che dopo 3 sentenze nulla può più chiedere. La verità giudiziaria è chiusa.”

Questa estrema sinistra è l’antitesi dei miei ideali

Sembra però non siano più di moda i film politici. Ora è passata questa stagione?
“Mi sto occupando di Pietro Stefani e dell’omicidio Calabresi, questo il mio prossimo progetto. Prima di questa pandemia ero solito fare avanti e indietro da Roma, a fine luglio quando lasciai Roma per presentare il film “Il delitto Mattarella” alle arene estive, avevo detto che stavo lavorando sull’omicidio Calabresi. La scorsa settimana, con la vicenda Pietro Stefani tornata prepotentemente in auge, mi stanno sollecitando a chiudere subito il libro. È un film politico, ora è un libro, ma ancor più del delitto Mattarella. Nel caso Calabresi quello che mi colpisce è che quello che è successo, la strage di Piazza Fontana, la sorte di Pinelli, la macchina del fango contro il commissario Calabresi, non a caso il mio libro si chiama “Fango” (così si chiamerà anche il film), sono 3 anni sconcertanti. Io mi vergogno della sinistra di quegli anni, io che mi sento profondamente di sinistra. Per me vuol dire puntare il dito contro una sinistra massimalista tra chi inneggiava alla violenza che voleva spazzare via la borghesia, e i metodi fascisti del terrorismo nero: mi trovo a fare un ardito paragone concettuale, perché un osservatore da Marte non troverebbe alcuna differenza tra le due fazioni di destra e di sinistra. Questa estrema sinistra la trovo l’antitesi dei miei ideali di uguaglianza, libertà e fratellanza, che per me sono pilastri.”

 

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