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venerdì, 18 Giugno 2021

“‘Regina’ è una riflessione sul conflitto generazionale”

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“‘Regina’ è una riflessione sul conflitto generazionale”

Incontro streaming con Alessandro Grande (regista)
e Ginevra Francesconi (protagonista)
di “Regina”

In concorso per il Globo d’Oro 2020-2021

“La paura del padre è quella di perdere sua figlia e prova e fa di tutto per cercare di evitarlo,” ha detto il regista Alessandro Grande, durante l’incontro virtuale il 11 maggio 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro. Oltre al regista c’era presente (anche da casa sua) Ginevra Francesconi.

“Alessandro, perché avete scelto di ambientare il film in Calabria?”

“Volevo portare sullo schermo una Calabria diversa. Io sono calabrese e ed è in quei posti che sono cresciuto e ho vissuto l’adolescenza. Mi interessava raccontare una Calabria lontana dagli stereotipi, perché ho combattuto sempre contro i pregiudizi e gli stereotipi sulla mia terra. La Calabria è stata spesso identificata con il sole, il mare, le case incomplete. Invece una Calabria così fredda, così dal clima rigido, quasi nordeuropea sì è vista poco. Ed era consona E inerente alla storia.”

È UN FILM SUL RITROVARSI

“Perché hai voluto raccontare la storia di un rapporto tra padre e figli, ma anche con il senso di colpa, così complesso?”

“Questo non è solo un film sul senso di colpa. È soprattutto un film sul ritrovarsi. Il punto più alto del film è quando il padre ammette di aver sbagliato, e quindi trova la soluzione che vuole sentirsi dire Regina. Quello secondo me è quando padre e figlia, che prima viaggiavano su binari separati, si trovano sulla stessa lunghezza d’onda, indipendentemente da quello che succederà. È un film sulla crescita e quindi sul ritrovarsi.”

“Ginevra, come è stata questa esperienza?”
“Prima di arrivare sul set c’è stato un anno di preparazione. Abbiamo fatto tantissime prove con Alessandro e Francesco [Montanari] per arrivare sul set pronti. Ho seguito ogni sfumatura del mio personaggio, e quindi in quest’anno ho preso anche lezioni di chitarra e canto. C’è stato tanto lavoro prima di arrivare sul set, anche perché poi in Calabria abbiamo girato tutto di fila, e faceva molto freddo. Quindi dovevamo arrivare con le idee chiare, dovevamo essere pronti a tutto. Dovevamo essere sicuri di ogni singola scena, di ogni battuta per cui è stato molto una preparazione molto intensa.”

L’ATTORE CHE HA INTERPRETATO IL SUB NON SE L’È VISTA BENE

“Alessandro, avete avuto difficoltà nel girare il film in un territorio inusuale come la Calabria?”
“Ci sono state tante difficoltà e un po’ navigavamo a vista: quello è un periodo anche di possibili nevicate, perché in Calabria nevica solitamente da dicembre ad aprile maggio. Non a caso per due giorni c’è stata la neve e abbiamo dovuto cambiare il piano di lavorazione. In altre location poi – anche se non c’era la neve – faceva veramente tanto freddo. Abbiamo girato a volte in condizioni particolarmente estreme. Per esempio, sul lago c’erano – 5° di giorno, per cui parliamo veramente delle temperature molto rigide. Diciamo che non ci siamo fatti mancare niente con questa in questo film abbiamo combattuto contro tutto.”

“Avete dovuto lottare anche contro la pandemia…”

“Noi siamo stati penso uno dei pochi film ad aver preso in pieno entrambe le ondate del coronavirus. Durante la prima ondata di pandemia eravamo in post-produzione. Avevamo finito di girare il film, ed eravamo in fase di montaggio quando il mondo si è fermato e siamo rimasti in casa per il lockdown. Io in casa mi stavo disperando per il montaggio che non riuscivo a chiudere, poi verso l’estate abbiamo ripreso lentamente a lavorare e siamo riusciti a finirlo in tempo per presentarlo al festival di Torino.”

“Come ti è venuto in mente la scena del sub?”

“Qualche anno prima che noi girassimo, un sub è stato davvero trovato morto in quel lago. Anche l’attore che ha interpretato il sub non se l’è vista bene: è stato un’ora e mezza a mollo mentre fuori c’erano – 5°.”

IL PADRE FA QUELLO CHE FA PERCHÉ LE VUOLE BENE

“Da dove ha trovato ispirazione per il ruolo di Montanari?”

“Io non sono padre, quindi per me era molto difficile raccontare un padre. Sono stato molto facilitato dal fatto che Luigi diventa padre solo alla fine, mentre all’inizio e per tutta la durata del film è un amico che sbaglia ad educare la figlia. Il padre fa quello che fa non perché vuole male a sua figlia, ma perché le vuole bene, ma non sa come educarla, come prendersi le proprie responsabilità. Perché la sua paura è che se dovesse denunciare l’accaduto sua figlia che è sola rischierebbe di perdere anche lui. Quindi di conseguenza entrambi personaggi hanno una propria ragione.”

“Ginevra, questo sembra essere l’anno delle sorelle Francesconi. Due film per te, e uno per tua sorella Ludovica…”

“Mia sorella [Ludovica] ed io abbiamo iniziato insieme a recitare quando eravamo piccoline. Abbiamo iniziato a studiare teatro. Da lì si è trasformato tutto, siamo andiamo a studiare a Roma recitazione cinematografica, ci siamo iscritte a un’agenzia e abbiamo iniziato a studiare seriamente questo mestiere, perché stava diventando pian piano una cosa importante per noi. La recitazione è una passione che abbiamo in comune, e ci ha legate moltissimo. Eppure, siamo diverse caratterialmente, una differenza che si rispecchia anche nel nostro modo di recitare. In realtà è strano essere arrivate fin qui perché in realtà veniamo da Sora, un piccolo paesino in provincia di Frosinone, e lì di cinema ce n’è poco.”

“Come è stato interpretare Regina?”

“Ovviamente nel film viene raccontato un padre che è completamente diverso dal mio papà vero, perché’ lui è un militare, viene da un altro mondo. Quindi per interpretare il ruolo è stata fondamentale la complicità che si è creata tra me e Francesco, con cui ho legato tanto sul set. Grazie anche a tutte le prove che abbiamo fatto prima del ciack. Siamo diventati amici, e questo era fondamentale per le scene, perché si racconta di un padre che è amico della propria figlia. Grazie a Francesco siamo riusciti a creare una bella complicità tra i personaggi.”

MI SONO INNAMORATO DI GINEVRA

“Alessandro, come hai scelto Francesco e Ginevra per il Film?”

“Mi sono innamorato di Ginevra e della sua capacità di apprendere e di mettersi al servizio. È come se fosse già una grandissima professionista affermata da tanti anni. L’avevo notata nel 2018, in un piccolo ruolo di un film. Non è che è stata subito la scelta primaria. Mi ha convinto strada facendo. Con Francesco invece volevo giocare. Lui è conosciuto per ruoli da una spiccata personalità, sempre più o meno cattivi o comunque ruoli molto caratteristici. In questo film io volevo divederlo da qualsiasi personaggio precedente, perché interpreta una persona normale, un padre amorevole, un padre dolce che nasconde comunque un lato burbero e un passato turbolento. Lui si è dimostrato da subito disponibile e si è voluto mettere in gioco.”

“Regina” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, edizione 2020-2021.

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