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lunedì, 17 Maggio 2021

“‘Gli infedeli’ è molto onesto nel prendere in giro il maschio”

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“‘Gli infedeli’ è molto onesto nel prendere in giro il maschio”

Incontro streaming con Stefano Mordini  (regista)
di "Gli infedeli"
In concorso per il Globo d'Oro 2020-2021

 

“C’era la voglia di parlare del maschio italiano, che confrontato a quello degli anni ’50 e ’60 non è cambiato poi molto, resta sempre estremamente innamorato di se stesso.” Questo è quanto ha detto il regista Stefano Mordini durante l’incontro virtuale il 27 aprile 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro. 

È la seconda volta che Stefano Mordini partecipa con una sua opera al Globo d’Oro quest’anno, stavolta con una storia che parla di tradimento. Come nasce questo film?
Stefano Mordini: “Riccardo Scamarcio, produttore del film, aveva comprato i diritti dell’opera francese. Abbiamo poi riscritto tutte le storie, cambiando parecchie cose, riscrivendo tutti gli episodi. Il film francese aveva ulteriori piccoli sketch, noi questo non l’abbiamo fatto, tenendo presente le commedie all’italiana degli anni ’50 e ’60 che si scontravano con le ipocrisie tipicamente italiane.”

Che tipo di riscontri ha avuto finora?
“Il film doveva uscire in sala, poi è uscito direttamente su Netflix, è stato visto molto e la stampa se ne è interessata parecchio. In parte è stato giustamente odiato, ma per le ragioni per cui volevamo fosse effettivamente odiato.”

L’organizzazione interpretativa dev’essere stata complessa. Come mai questa scelta?
“Anche qui siamo nel pieno della tradizione italiana, vedi ad esempio “I mostri”, o “Vedo nudo”. È tipico avere il protagonista della commedia che cambia ruolo. Abbiamo attori molto maturi, molto bravi, che sanno farlo. Essere scomodi non è facile per un attore, ma Riccardo e Valerio (Mastandrea) sono molto bravi.”

Essere scomodi non è facile per un attore

Pensa che avrebbe successo un “LE infedeli” in quanto è risaputo che l’infedeltà non è, e non è mai stato patrimonio di un solo sesso?
“Certo, e ci è stato anche proposto. Per un attimo ho pensato di farlo, siamo impegnati su altri progetti ma non è detto che non si farà. Devo dire che sarebbe molto interessante.”

Un film che può ricordare “Signore e signori” di Germi o “Esercizi di stile” nel festival di Venezia del 1996 ..che cosa ne pensa? Ha preso qualche idea da questi film del passato?
“Assolutamente sì, non in questi che avete citato, devo dire che non mi capita spesso ma “Esercizi di stile” non l’ho proprio visto. Ricordo però che in “Vedo nudo”, se non sbaglio, c’è Manfredi che prova orgasmi andando a stendersi sui binari col treno che gli passava sopra, e la moglie si arrabbiava perché le aveva promesso che l’avrebbe fatto solo coi treni rapidi, una follia. Il buco di Mastandrea può ricordare questa cosa. L’altro, ne “La mia signora” Manfredi è in gita aziendale e ci sono i presupposti per il primo episodio, con Scamarcio che va alla convention. Anche la musica, è volutamente lavorata e incisa originale sullo stile degli anni 70, con le vocalizzazioni armoniche. Abbiamo omaggiato il più possibile un certo racconto sul maschio italiano.”

Abbiamo omaggiato un certo racconto sul maschio italiano

Quali sono le differenze più importanti col film francese?
“Manca il prologo e l’epilogo, e non ci sono gli sketch francesi, noi siamo stati diciamo più rigidi nell’impostazione.”

Quale messaggio voleva dare?
“Anzitutto fare film. Affrontare stili, metodi e racconti, sperimentare su un certo tipo di società. Qui c’era la voglia di parlare del maschio italiano, che confrontato a quello degli anni ’50 e ’60 non è cambiato poi molto, resta sempre estremamente innamorato di se stesso.”

Si trova meglio con commedie o film drammatici?
“Qui mi sono divertito molto, con gli attori, eravamo un bel gruppo, con belle sfide. Abbiamo riso molto. Il cinema drammatico, di ricerca, credo abbia bisogno o di grandi finanziamenti, o di film privati. La via di mezzo è sempre difficile.”

Nel fare un remake, quali sono gli errori da non commettere?
“Assomigliare al film precedente, anzitutto, prendere l’anima e il fuoco del film e cercare di essere più liberi possibile, e omaggiarlo quando c’è bisogno. Uno degli errori peggiori è cercare di replicare il successo del film precedente, non accadrà mai.”

Un’ errore è replicare il successo del film precedente

In questo periodo di pandemia si sono visti più o meno film?
“A saperlo… Non ne ho idea, penso che in streaming si siano visti tanti film. In un momento del genere o il cinema diventa un grande momento di evasione, che ti porta lontano dalla realtà che ti attanaglia, o diventa difficile. Oggi è il momento di avere il lato migliore del cinema, quello appunto legato all’evasione.”

C’è davvero una differenza tra il maschio francese e quello italiano ? E sa se quelli francesi, Dujardin et Lellouche hanno visto la sua versione italiana?
“Lellouche sì, so che l’ha vista e gli è piaciuta. Dujardin non lo so. Non credo ci sia molto differenza, forse noi siamo molto più cattolici di loro, questo senso di colpa che ci portiamo dietro come dramma da risolvere è molto più pressante in Italia che in Francia.”

Come avete organizzato le riprese, con 5 storie diverse e a sé stanti?
“Abbiamo girato per sei settimane, e girato episodio per episodio, cioè ne aprivamo uno e lo chiudevamo prima di passare a un altro. Il budget supererà i 2 milioni di euro, tra i 2 e i 3. Girato prima della pandemia.”

Progetti futuri?
“‘La scuola cattolica’ di Edoardo Albinati, l’ho terminato e sto per consegnarlo, lo vedrete presto.”

Una uscita in sala potremo aspettarcela ora?
“Era prevista la sala, ma Netflix l’ha visto e l’ha voluto, poi è partita la pandemia. La Rai in quel momento aveva i film tutti bloccati. Netflix l’ha comprato, ora non credo che questo film vedrà mai una sala. Ci sarà una trafila molto lunga di film che devono uscire, quindi non penso che recupereremo addirittura i film che sono già usciti in piattaforma.”

Con quale mood sono usciti gli spettatori dopo la visione?
“Ho visto i commenti, alcuni hanno capito l’ironia, altri no, è un film su cui ci si può arrabbiare ed è giusto farlo. Il film è molto onesto nel prendere in giro il maschio, è giusto che questa presa in giro avvenga anche dalla parte femminile. Che rifiuta il machismo, questa finta voglia del ruolo di sentirsi omaggiato anche quando è uno schifo. Non c’è nessun omaggio, c’è la voglia di far vedere quanto il re è nudo, di quanto il maschio in verità sia stupido.”

c’è la voglia di far vedere quanto il re è nudo

Col cast l’esperienza è stata allegra, a quanto abbiamo saputo.
“Io e Riccardo lavoriamo insieme da tempo, Valentina Cervi è mia moglie, Laura Chiatti ha lavorato spesso con Riccardo. L’ultimo episodio è una citazione a “Mariti” di Cassavetes, quando fanno i pinguini, è frutto di un racconto di una serata parigina tra me, Riccardo e Filippo Bologna, per cui come avveniva spesso in passato i racconti sono racconti di vita degli sceneggiatori e dei registi.”

Come vede il futuro del cinema?
“Credo che il digitale,che finora in Italia non era entrato così in forza nelle case, ora ci sia e ne faccia molto parte. Molto di quello che abbiamo imparato a vedere in questi mesi rimarrà. Contrariamente a quello che si dice questo blocco ha ricostruito una propria economia di quartiere, col proprio teatro, la propria pizzeria, il proprio supermercato. Il cinema può così rientrare in questa filiera, che si era un po’ persa, con l’avvento delle multisale.”

Leggi anche dell’incontro della giuria con Mordini sul suo film ‘Lasciami andare’ il 3 dicembre 2020.

“Gli infedeli” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, edizione 2020-2021.

 

 

 

 

 


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