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giovedì, 23 Settembre 2021

“La nebbia ne ‘Il grande passo’ è il carburante per il nostro sogno sulla Luna”

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“La nebbia ne ‘Il grande passo’ è il carburante per il nostro sogno sulla Luna”

Incontro streaming con Antonio Padovan (regista) 
e il cast di "Il grande passo"
In concorso per il Globo d'Oro 2020-2021

 

“Il film è anche un omaggio a Carlo Mazzacurati, grande regista veneto.” Questo è quanto ha detto il regista Antonio Padovan durante l’incontro virtuale il 17 marzo 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro. Altri partecipanti che hanno preso parte all’evento sono stati gli attori Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, il sceneggiatore Marco Pettenello, il maestro Pino Donaggio e i produttori Elisabetta Olmi e Donatella Palermo.

Antonio Padovan già conosciuto al Globo d’Oro con “Finché c’è prosecco c’è speranza”, ora con questo film che invita a credere nei propri sogni. Antonio Padovan: “Sì, il messaggio di base era quello. Poi è diventata anche la storia tra due fratelli, un altro messaggio è che per realizzare i sogni devi avere anche qualcuno con cui condividerli, e che ti sostenga e ti stia vicino. Le loro differenze sono anche alla base del film.”

Battiston e Fresi vestiti da astronauti nella nebbia della pianura veneta

Roma e campagna veneta, Polesine, e i fratelli che sembrano non avere nulla in comune, a parte l’essere stati abbandonati. È un film sulla famiglia?
Antonio Padovan: “Ho cercato di metterci dentro tutto il cinema che mi piaceva. C’è anche un omaggio a Carlo Mazzacurati, grande regista veneto, molti miei collaboratori vengono da quel mondo. Volevo vivere quei posti che ho conosciuto tramite i suoi film. La stranezza di questo film è questo elemento dello spazio e degli astronauti nella pianura veneta, che sono inediti, ma mi sono divertito molto a vedere Giuseppe (Battiston) e Stefano (Fresi) vestiti da astronauti nella nebbia della pianura veneta.”

Come ha capito quale dei due attori doveva fare l’astronauta? E come Battiston è entrato in questo personaggio un po’ borderline?
Antonio Padovan: “Inizialmente pensavo ad una storia d’amore in realtà, poi ho pensato divenisse una splendida storia tra fratelli.”

Giuseppe Battiston: “Ho amato moltissimo questa sceneggiatura, sin dalla prima stesura. Antonio me la fece leggere quasi due anni prima di iniziare le riprese. Mi conquistò subito, e la versione definitiva aveva ben pochi cambiamenti. È un film di luoghi e figure, c’è una citazione che fa Antonio tratta proprio da un film di Mazzacurati, nello stesso luogo dove l’aveva girata lui. Stefano può raccontarvi molto bene qual è stato il suo trauma nell’entrare in contatto col Polesine. In tutta Italia troviamo questi microcosmi, nel film cercavamo gli alieni senza sapere che li avevamo lì.”

Stefano Fresi: “In realtà è andata molto bene, sono rimasto indenne, ho riportato indietro con me solo il bello del Po.”

La scelta dei luoghi, un profondo nord un po’ gelido, disincantato, ostile, voleva essere in contrapposizione coi sogni fanciulleschi di Dario?
Marco Pettenello (co-sceneggiatore): “Doveva esserci sia l’elemento ruvido che l’elemento fantasioso, ci piaceva l’idea di calare un film alla Spielberg in una realtà dialettale, sporca, con tutte le maledizioni che potevano raccontarla.”

ci piaceva l’idea di calare un film alla Spielberg

Antonio Padovan: “È però la nostra Cape Canaveral, grandi pianure dalle quali possono partire razzi. Il punto debole del Polesine è la nebbia, ma mi piaceva l’idea di rendere la nebbia il carburante di un sogno.”

Da dove è venuta l’ispirazione?
Antonio Padovan: “Ho visto un’intervista riguardo a un film italiano, un corto animazione su un bambino sulla Luna, anch’io volevo fare un film sulla Luna, è un simbolo di desiderio visibile a tutti. L’idea era di raccontare una specie di Don Chisciotte che voleva realizzare un grande sogno.”

Come sono stati scelti gli attori, avevate sin dall’inizio in mente Stefano Fresi e Giuseppe Battiston? E come è stato lavorare insieme?
Antonio Padovan: “Scelti rispettivamente con due cene, una a testa.”

 
Stefano Fresi: “Posso dire che per me lavorare con Giuseppe è stata la coronazione di un sogno, lo ammiravo sin da bambino (ride). Scherzi a parte, grande gioia lavorare con Giuseppe, per me è uno dei più grandi attori che abbiamo in Italia. Vedere il percorso, avere il privilegio di vedere cosa porta a quel personaggio, è sempre bello e si impara sempre, dai più bravi, sul set. Berrò con lui fino alla fine dei miei giorni, non posso che parlarne bene.”

C’è anche il zampino della Stampa Estera in questo film

Giuseppe Battiston: “Per me è stata un’esperienza terribile (ride). Il viaggio si fa insieme, incontrare un compagno di viaggio così generoso, io lavoravo su ‘Luna Storta’ (il soprannome del suo personaggio, ndr) mentre Stefano ogni giorno dispensava sorrisi anche a chi non li meritava, e questa è una dote che non so se è professionale o umana, ma comunque splendida. È una cosa che tanti nostri colleghi dovrebbero imparare. Noi due già ci conoscevamo ma non avevamo mai avuto l’occasione di cenare, pardon, trovarci insieme. Ma ci siamo trovati e il percorso è stato bellissimo. È un film che ho amato molto, e sono contento delle parole di voi giornalisti che lo state lodando, e davvero siamo stati bene, come fossimo andati davvero sulla luna.”

Antonio Padovan: “C’è anche il vostro zampino, come Stampa Estera, in questo film. Volevo fortemente la musica di Pino Donaggio, e l’ho incontrato proprio al Globo d’Oro, quindi ho potuto avvicinarlo grazie a voi.”

La trama è tutta invenzione o si appoggia a qualche libro o ad un avvenimento vero?
Antonio Padovan: “È una trama inventata, anche se ho letto tanti libri sulla luna. Poco prima delle riprese c’è stata l’avventura di questo terrapiattista che è partito per fotografare la terra, poi è precipitato e si è rotto le gambe. Continuavamo a vedere questo filmato per prendere spunti. Io non ho vissuto lo sbarco sulla luna in diretta, il mio momento davanti alla tv per un avvenimento storico è stato l’11 settembre. Ma, come lo sbarco sulla luna appunto, è qualcosa che si ricorda anche dopo anni.”

Marco Pettenello: “Mio zio mi aveva raccontato lo sbarco sulla luna avvenuto una notte d’estate, mentre si poteva guardare la luna dalla finestra. Un momento potente che ricordo sempre grazie a questo racconto.” 

Molte persone sembrano confondere i due attori, a voi dispiace? E forse avete deciso di fare un film insieme proprio per fare chiarezza tra voi? 
Stefano Fresi: “Sarebbe assai peggio essere scambiati per Adolf Hitler o altri personaggi del genere. Essere scambiati per un grande attore fa piacere, ricordo ad una serata una bellissima donna mi si avvicinò per dirmi: “Ma tu hai fatto ‘Perfetti sconosciuti!’ ” Ed io ho mentito spudoratamente. Ma in realtà io non la vedo, tutta questa somiglianza tra me e lui. Gli invidio pure tutti questi capelli. Ma questo denuncia un po’ di distrazione parte del pubblico, bisogna farli andare di più al cinema.”

La capacità di distrazione è inquietante

Giuseppe Battiston: “La capacità di distrazione è inquietante. Mi è successo un po’ di tempo fa a Londra, dall’altra parte della strada ho sentito un urlo: “Minchia l’attore!” Ho guardato con la coda dell’occhio e c’era uno che si sbracciava e urlava “Ciao! Ma non sei l’attore?!” Insomma è diventata una cosa divertente, c’è gente che va spesso al cinema e argomenta della materia, scambiandoti per un altro. Allora li faccio star male dicendo che mi hanno scambiato, alla fine ho deciso che lascio correre.”

Stefano Fresi: “Giuseppe ha fatto un film con Aldo, Giovanni e Giacomo, ebbene una volta venni avvicinato da una persona, che non mi chiese nemmeno se avevo fatto un film con Aldo, Giovanni e Giacomo, ma mi chiese direttamente “Ma tu sei Aldo Giovanni e Giacomo?”, come se io fossi uno e trino, capite che il livello di distrazione è massimo.”

Stefano Fresi è un ottimo compositore e cantante. Ma è una seconda professione?
Stefano Fresi: “Parlare di me come compositore di fronte a Pino Donaggio mi mette in imbarazzo. Però canto e scrivo un po’ di musica, sì, soprattutto per il teatro.”

C’è un film, magari il primo che avete mai visto, che vi ha fatto amare il cinema?
Donatella Palermo (produttrice): “La morte corre sul fiume”.

Antonio Padovan: “Il primo film visto al cinema fu “L’orso”, film francese, e piansi tutto il tempo, mi hanno riferito, perché ero troppo piccolo per ricordarlo. Ho voluto rivederlo da adulto ma ho pianto di nuovo. “E.T.” è stato uno dei primi visti e che ricordo.”

Marco Pettenello: “Qualcuno volò sul nido del cuculo” lo vedevamo spesso, e piangevamo tutti insieme in famiglia.”

Giuseppe Battiston: “Non è il primissimo, perché frequentavo un cinema d’essai a Udine e ci andavo molto sovente, ma quello che mi ha segnato più di tutti, è stato “Blade Runner”, l’ultimo episodio non ho voluto vederlo, sono un sentimentale a dispetto delle apparenze, e non riuscirei a reggere qualcos’altro dopo quel film.”

Stefano Fresi: “Uno dei primi film visti al cinema fu “Shining” di Kubrick, ma quello che mi ha segnato in realtà è stato “Amadeus” di Milos Forman, mi ha travolto e conquistato.”

Pino Donaggio: “Ho visto tutto Hitchcock, ho l’intera collezione.”

La scena in cui Battiston ha “bestemmiato”?
Antonio Padovan: “Appena fuori Roma c’è un signore, forse un po’ matto anche lui, che ha pezzi della Nasa, tute della Cristoforetti… conserva parecchie cose. Una di queste cose era tenuta fuori, sotto al sole cocente, e Giuseppe doveva entrarvi con la sua tuta da astronauta, il fonico disse che a fine giornata non aveva mai sentito tante bestemmie.”

Cosa vi ha sedotto di questo film?
Donatella Palermo: “Fresi e Battiston erano una coppia meravigliosa, poi si è aggiunto Pino Donaggio.” 

Elisabetta Olmi (produttrice): “Il copione era splendido, devo dire che con Pino Donaggio il cerchio si è chiuso.”

Pino Donaggio: Mi piaceva l’idea, Antonio mi ha raccontato cosa voleva fare, che dovevamo ricordare soprattutto il bambino che è in noi. Il tema l’ho scritto prima ancora che iniziasse a girare. E’ stata un’esperienza molto bella.

Il film è del 2019, come mai è uscito così tardi?
Elisabetta Olmi: “Era programmato a fine marzo 2020, poi c’è stato il lockdown e l’abbiamo fatto uscire nel luglio 2020, siamo andati in tutte le arene, e siamo fieri di averlo portato al cinema. Il pubblico ci ha accolto benissimo. A Bergamo fu il primo film a uscire dopo il lockdown.”

L’idea per la musica come è venuta?
Pino Donaggio: “L’ispirazione non viene mai da sé, c’è sempre come una mano che ti batte sulla spalla e ti dice che la musica è questa. Ci sono due temi, quello country e quello sulla luna. Antonio non è un tipo facile, mi diceva “no, ma cambia queste due note… no, ma voglio meno suspense”, però alla fine è rimasto contento.”

“Il grande passo” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, edizione 2020-2021.

 

 

 

 

 


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