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lunedì, 18 Ottobre 2021

Il tema importante del ‘Sul più bello’

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Il tema importante del ‘Sul più bello’

Incontro streaming con Alice Filippi (regista), 
Ludovica Francesconi (protagonista) e Roberto Proia (produttore) 
di "Sul più bello"
In concorso per il Globo d'Oro 2020-2021

 

“Sono molto diversa dal personaggio, molto più timida,” ha detto l’attrice Ludovica Francesconi sul suo ruolo di giovane donna estroversa che ha una malattia cronica, durante l’incontro virtuale il 14 gennaio 2021 con i membri della giuria del Globo d’Oro. Oltre al protagonista erano presenti (da casa loro) Alice Filippi, la regista, e Roberto Proia, il produttore.

Quanto è fedele il film al romanzo?

Roberto: “Il libro è una romanzazione della sceneggiatura. Come è stato Basic Instinct, è uscito il film e poi il libro.”

Quanto fedele è il romanzo al film?

Roberto: “Il romanzo ha preso dei personaggi, ad esempio quello di Vittorio e li ha amplificato. La struttura e la dinamica dei personaggi è identico. È più ricco, la sceneggiatura invece doveva stare nell’ora e mezza del film.”

Ludovica, ci dici qualcosa di te.

“È stata la mia primissima esperienza. È stata una meravigliosa esperienza, la prima volta non si scorda mai. Sono molto diversa dal personaggio, molto più timida. In comune abbiamo che siamo entrambe imbranate. Partecipare è stato un regalo importantissimo, sono cresciuta e ho imparato con questo film.”

Roberto: “Per il provino abbiamo visto circa 200 persone. Ci ha detto dopo che se bucava l’ennesimo provino avrebbe lasciato il cinema. Non ce l’ha detto prima, ce l’ha detto dopo. Abbiamo trascinato quest’attrice davanti ai riflettori.”

Cosa facevi prima del fillm?

Ludovica: “Vengo da un piccolo paese nel Frosinone, Sora. Con il supporto dei genitori ho iniziato la recitazione li. Prima in una compagnia teatrale, poi mi sono trasferita a Roma dove ho ingaggiato un acting coach e seguito laboratori di recitazione, ho trovato un’agenzia, e seguivo facendo provini. A 20 anni ho detto basta, faccio l’ultimo provino e se non mi prendono, continuo a studiare, tanto arrivo sempre seconda. Invece è andata così.

C’è una somiglianza con il film il Magico Mondo di Amelie.

Alice: “La somiglianza è un pò capitata. Ludovica aveva i capelli lunghi, era molto diversa esteticamente da Marta come personaggio. Poi subito però le caratteristiche che avevano in comune ci hanno colpito, ad esempio nel provino era impacciata che cercava qualcosa nella borsa. La sua naturalezza nel personaggio è perfetta. Abbiamo pensato a un taglio di capelli per far si che avesse una personalità ancora più spiccata. Ed è un po’ diventata Amelie perché poi Marta vivendo in questo suo mondo fantastico…

Ludovica: “Il film è romantico. È vero che il mio personaggio ha qualcosa di Amelie, ma non siamo partiti da qui, ci siamo un po’ trovati.”

Alice, hai lavorato molto come aiuto regista di film, di serie televisive molto belle. Hai anche fatto pubblicità. Adesso sei fortunatamente emigrata al cinema. Pensi di continuare?

Alice: “Sono migrata. Nasco da aiuto regia su set italiani e internazionali ma avevo sempre questo sogno nel cassetto di fare la regista. Avere questa consapevolezza è molto importante, e anche partecipare nei set e nei film perchè ci sono tante persone coinvolti, tanti ruoli ed è importante capirlo bene. Adesso essendo passata dall’altra parte vorrei continuare a fare la regista.”

Ci ha colpito l’aspetto un po’ pop, del colore, il ritmo, la fotografia. Sono state scelte volute?

Roberto: “La domanda è giusta, ed è stato fatta esattamente per quello. Le tematiche della malattia sono impegnative, ma siamo riusciti comunque a dare un raggio di speranza. Protagonista vive tutte le sfortune del mondo ma sempre un sorriso in faccia. L’intenzione era che tutti remassimo nella stessa direzione. È stato un film difficile, un tema importante, ma comunque nell’affrontare seri ma non seriosi. Abbiamo tutti remato nella stessa direzione e si vede.”

La regista aveva una tipologia particolare di film in mente, ad esempio viene in mente Wes Anderson?

Alice: “Quando ho letto la sceneggiatura mi sono venuti in mente i film di Wes Anderson infatti, i costumi, la fotografia, i colori in sintoni. La storia è trasmessa in un tono molto ironico e sdrammatizzata, ma è anche un mondo magico al limite tra la favola e la realtà. Un modo che rispecchiasse le caratteristiche di Marta. Con la storia che evolve anche Marta si ingrigisce un po’ vediamo anche con lei i toni smorti e costumi la aiutano nel momento acuto della malattia a smorzare. Arturo parte con il bianco, con abiti molto più rigidi e poi entra anche lui nel mondo di Marta e indossa abiti più chiari, porta i capelli più morbidi e spettinati. Si avvicina all’uso dei costumi a Marta al suo modo, diventa più morbido e colorato.”

Un altro film che viene in mente è la Rivincita dei Nerd, simile a questo un po’ in quanto c’è il personaggio un po’ sfigato che non potrebbe avere una chance con il figo di turno. Ci sono delle similitudini?

Ludovica: “Io ero una persona molto pessimista. Vedevo sempre il bicchiere mezzo vuoti, tanto che volevo lasciare a 20 anni la carriera da attrice, mi vedevo vecchia. Quando poi ho studiato, incontrato i malati e ho visto quanto la potenza di questo personaggio sono cambiata. Mi ha insegnato. Mi ha cambiato, sono molto più positiva, ho molta più grinta. È bello studiare un personaggio che ha la grinta di mangiarsi il mondo anche se si trova un passo indietro a persone più fortunate. Sui social hanno scritto ragazzi, mi ha fatto molto piacere, ma mi ha fatto ancora più piacere i genitori che mi scrivono e dicono che i figli sorridevano, facevano commenti e riflettevano sul personaggio di Marta.”

Ludovica indossa molti bei vestiti, chi c’è dietro tutto questo?

Alice: “Quando ho letto la sceneggiatura ho subito immaginato un film molto colorato perché il carattere di Marta mi spingeva in questa direzione. Ho lavorato con una costumista per cercare di tirare Marta fuori dal tempo, renderla colorata, che non seguisse le mode di oggi ma che fosse un personaggio fuori dalle mode.”

Roberto: “Quando c’è stata la scena del tuffo are previsto altro costume, ma ho chiesto alla costumista di replicare il costume usato da Shirley Maclaine in ‘Voglia di Tenerezza’ con Jack Nicholson quando casca in acqua e il suo costume vaporoso che gli si appiattisce sul corpo come delle alghe. La costumista l’ha replicato perfettamente.”

Ludovica, quale era il tuo Piano B?

Ludovica: “Non c’era ancora, ma mio padre è militare e quindi magari mi arruolavo.”

Hai piani per il futuro, nuovi progetti?

Ludovica: “Si, ci sono progetti che devono ancora partire, non posso palarne per adesso ma a breve dovrebbero esserci news.”

Vuoi dedicarti esclusivamente al cinema?

Ludovica: “No, vogli divertirmi, mi sono resa conto di essere giovane, voglio recitare. fare cinema, teatro e televisione.”

Questo è un film con sia la regista che la protagonista donna, che è raro in Italia. Perché è stato poco sentito il movimento Me Too in Italia?

Alice: “È sempre più difficile vedere donne registe. In realtà ho lavorato sempre nel cinema come aiuto regista e mi sono trovata sempre bene in questo ambiente. In generale credo che se le persone dimostrano di fare bene e si impegnano i risultati vengono. Me Too ha aperto porte alle donne, dato un po’ più di spazio anche le case di produzione che hanno un occhio più attento verso le donne. Ma i registi, donne o uomini che sia, devono essere bravi per far si che il film si faccia.”

Ludovica: “Me Too ha smosso l’ambiente. Mia sorella più piccola è anche attrice e sta avendo dei ruoli da protagonista. Qualcosa ha smosso. Sono molto ottimista.”

“Mio padre è militare. Inizialmente era super contrario. Ma abbiamo dimostrato entrambi di essere ferme nelle nostre decisioni, e da allora è il nostro più grande fan. Ha pianto quando ha visto il film, e vedere un tenente colonello che piange fa impatto.”

Roberto: “Per pura coincidenza, il nostro set era pieno di donne. L’attrezzista, il montatore, la regista, la segretaria di dizione, la costumista, tutte donne. Ma erano tutte persone brave, ed era quello che contava. L’obiettivo era di fare bene il film, non di discriminare in un modo o nell’altro.”

Il budget di quanto è stato?

Roberto: “Inizialmente €1,9 milioni ma siamo finiti a €2.1 milioni per colpa del Covid. Siamo stati il primo set a riaprire. All’epoca non esistevano tamponi rapidi, il protocollo era talmente stretto che ci allungava le giornate di lavoro, abbiamo girato una settimana in più. Un’infinità di controlli e tamponi, con un set ascetico, con nessune visite o giornalisti sul set. Il set veniva protetto al massimo. Si andava da casa al set e basta, perché il set veniva protetto. Da un lato eravamo felicissimi di tornare sul set, perché ti mancava, ma dall’altro le sere le passavamo chiusi in casa tra di noi, per non mettere a rischio il film. Abbiamo assunto un Covid manager, ti faceva tirare su la mascherina se ti cadeva sotto il naso. Non abbiamo pensato “che noia,” ma abbiamo pensato che bello poter girare. Dovevi essere alla festa di fine produzione quando ci siamo riusciti. Alcol a fiumi.”

Dove avete venduto il film?

“Per ora è stato venduto in Olanda e nei altri paesi del Benelux, e tramite Voltage in Sud Corea, Russia, Portogallo e Romania, e poi ci siamo fermati perché è arrivata un’offerta da un servizio streaming che stiamo trattando, e quindi gli altri territori andranno sulla piattaforma streaming. In Francia dovevamo andare adesso, domani, per il festival “Da Roma a Parigi.” Ovviamente pure questo è saltato.”

 

 

 

 

 

 

 

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