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martedì, 1 Dicembre 2020

L’omaggio alla nave di Amarcord di Rizzi & Roja

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L’omaggio alla nave di Amarcord di Rizzi & Roja

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Miss Marx

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli Incontro streaming e con il regista Nicchiarelli, il 28 ottobre 2020.   TRAILER https://www.youtube.com/watch?v=I81rfcu21z8

L’omaggio alla nave di Amarcord di Rizzi & Roja

Incontro streaming con Alberto Rizzi (regista) e 
Alessandro Roja (protagonista) 
di "Si Muore Solo da Vivi"
In concorso per il Globo d'Oro 2020-2021

 

“Cercavo la leggerezza, la gentilezza, non con superficialità, ma guardare ai fatti della vita anche tragici con la gentilezza.” Questo è quanto ha detto il direttore Alberto Rizzi durante l’incontro virtuale il 25 novembre 2020 con i membri della giuria del Globo d’Oro. Al meeting era anche presente l’attore Alessandro Roja, che ha detto che “la cosa che mi ha convinto di più del film è che mio personaggio impara ad amare.”

 

Considerato il periodo, è stato filmato pre lockdown e pre covid o dopo, e quali le problematiche? Rizzi: L’ ho girato molto prima, nel 2019 e non immaginavamo nulla di quello che sarebbe accaduto, è uscito nelle sale a giugno 2020 ma tutto era già chiuso, quindi è un caso che il film racconti di una rinascita, sembra cadere a pennello, ma tutto era imprevedibile.

Roja, lei è diventato famoso per un personaggio molto duro, poi però ha fatto scelte anche molto diverse. Sono passati 10 anni da ‘Romanzo Criminale’ e ne ho parlato proprio con Francesco Montanari e Vinicio Marchioni. Per reazione alla grande popolarità avuta con quei personaggi, io ho la fortuna di fare anche cose che mi piacciono e mi interessano. ‘Romanzo Criminale’ è stata una condanna che ci siamo autoinflitti, ma alla fine anche l’unica strada che potevo perseguire

Come ha scelto il titolo del film (‘Si Muore Solo da Vivi’)? Rizzi: Il titolo è arrivato perché lo abbiamo trovato scritto in un murales, da autore anonimo, ha una sua poeticità e un suo mistero, si intuisce il significato che è quello di lottare fino all’ultimo, e quando l’ho visto mi è parso un ottimo titolo. Sono qui da un anno e speravo ci contattasse l’autore anonimo, ma non è accaduto, spero avvenga.

Com’è andato il film? Roja: Il film racconta una ricostruzione e una rinascita, una ripartenza. Finché non si muore si combatte. C’è un essere umano che vive ma non vive, che si lascia trasportare dalla corrente del Po, in senso anche letterale, questo essere umano ha deciso di chetarsi, di non relazionarsi più e che a un certo punto viene destato anche grazie a coloro che lo amano, e finalmente prende il coraggio di affrontare la vita. E alla fine il film da’ anche vibrazioni positive, tanti mi hanno detto che lascia sensazioni belle, chi l’ha visto mi ha detto di essere rimasto contento, di sentirsi bene.

Rizzi: Cercavo la leggerezza, la gentilezza, non con superficialità, ma guardare ai fatti della vita anche tragici con la gentilezza. Del terremoto si parla poco, ma è sempre presente. Portano dentro questa ferita senza lamentarsene, senza dolersene. Ho ricercato la gentilezza, Alessandro mi ha aiutato molto perché lo ha dipinto in maniera molto delicato, renderlo leggero senza essere superficiale. Sono contento che si sia captata la gentilezza che volevo rendere.

La storia di Orlando e Chiara è un pretesto per raccontare la gente del Po? Roja: Se è un pretesto non lo so, è sicuramente una necessità, il rapporto tra la terra e le persone, quelle persone, è una cosa sola, sono collegati al Po, c’è un’aria magia, sciamanica, e non è un caso che quella terra sforni musicisti, artisti. Orlando in qualche modo rappresenta una parte di quella terra e un certo tipo di atteggiamento. Orlando e quella terra hanno un rapporto stretto, indissolubile.

Rizzi: Ci sono persone che non possono essere trasportate da nessun altra parte, né luoghi, il naïf di Peppone e Don Camillo, di chitarra e culatello, non sono terre sciocche, sono terre di saggezza, naïf ripeto, i filosofi del Po

L'omaggio alla nave di Amarcord di Rizzi & Roja
‘Selfie’ di Alessandro Roja durante l’incontro.

Anche il film ‘Volevo Nascondermi’ (vincitore di due Globi) è ambientato intorno a Gualtieri (RE), come il suo. È una pura coincidenza, o possiamo parlare di una sorta ‘Reggio Emiliawood’? ‘Reggio Emilawood’ mi piace molto. Stavamo girando nello stesso periodo con ‘Volevo nascondermi’, anche Bertolucci vi girò ‘Novecento’, Pasolini vi girò, è una terra dunque estremamente cinematografica, è una terra magica che traspare storie e quindi cinema.

In alcune scene abbiamo visto un omaggio a Fellini. Voleva essere effettivamente un omaggio? Rizzi: Assolutamente sì, è un omaggio alla nave di Amarcord, Fellini non si può citare, non si può rubare, ma è un terreno su cui poter camminare, con rispetto. molto del mio immaginario cinematografico appartengono a quel cinema, ho sentito il bisogno camminando in quei pioppeti di omaggiare Fellini, eravamo anche nel centenario del grande regista.

Come deve reagire l’industria cinematografica a questo periodo? Roja: Siamo dispiaciuti per quello che è successo ma siamo incastrati in una dinamica più grande di noi e delle nostre volontà. Anzi siamo stati fortunati, con questo film siamo usciti in qualche sala e in qualche arena, tanti film di adesso non andranno mai al cinema. È una fase della storia, a me personalmente manca molto il cinema, ma almeno esistono le piattaforme che hanno dato dignità al nostro lavoro. sperando che tutto si sistemi e che ci permettano di tornare presto in sala. Se fosse accaduto negli anni ’90 non ci sarebbe stato altro modo di vivere il cinema, ora c’è il progresso, puntando sulla qualità dell’audiovisivo, anche grandi registi hanno optato per le piattaforme. Spero però che questa mancanza riempirà le sale quando si potrà, che assisteremo ad un “effetto elastico”.

Roja: Orlando e la sua accidia, è la cosa che mi ha convinto di più, il personaggio impara ad amare, visto che si è chiuso a riccio all’inizio. non era un personaggio che ammiccava al pubblico, è un discorso difficile da digerire, ma i personaggi che non si fanno immediatamente ben volere, all’inizio Orlando è spigoloso, quasi una canaglia, poi tendi ad amarlo quasi di più per questa sua difficoltà ad aprirsi, ad amare. Cercavamo quindi di definirlo nella maniera più adatta possibile, non togliendogli le spine subito, ma scoprendolo poco a poco.

Si ha l’impressione che la storia di Orlando e Chiara sia un pretesto per raccontare la gente e la terra del Po. Si sbaglia? Rizzi: in quelle terre si fa il parmigiano, il legame era quasi obbligato, il terremoto del 2012 ha colpito soprattutto la produzione di questo prodotto. Io vengo dal teatro e avere mostro sacro come Ugo Pagliai come capitano è stato un onore, era affascinato dalla possibilità di interpretare questo personaggio, un condottiero, un maestro come lui non ha fame di ruoli, quindi è un doppio onore. Amanda Lear la immaginavo sin da quando scrivevo la sceneggiatura, vagheggiavo che potesse essere lei. Quando ci ha detto di sì, dopo averle mandato la sceneggiatura, è stato un giorno molto felice: con lei non appena si accende la telecamera qualcosa accade sempre.

Un particolare del film che ricordi? Aneddoti? Roja: Ricordo la scena della nave, l’avvistamento: eravamo nel pioppeto di notte, con le lanterne, era notte fonda e ricordo di aver perso il senso dell’ora, ad un certo punto ero così stanco che ho chiuso gli occhi e credevo di essermi addormentato e di aver sognato, e ho vissuto quella scena come un sogno, onirica, e di aver sognato quella scena.

Rizzi: non ho lasciato il palcoscenico, quando riapriranno ci tornerò , ma è un percorso parallelo, prima dell’opera prima. Si tratta di un lavoro comune, di raccontare storie, mi trovo bene in entrambi i mondi, teatro e cinema, voglio bene ad entrambi come fossero il papà e la mamma, sono mondi diversi ma mi sento a mio agio in entrambi.

Che imprevisti ci sono stati durante le riprese? Due anni sono trascorsi da quando è germogliata l’idea a quando è uscito il film. Imprevisto sul set è quando tutto va come si era previsto. Tra l’altro abbiamo girato a giugno 2019 ed è stato uno dei giugno più freddi nella storia dell’umanità, Alessandro aveva costumi estivi e stava morendo di freddo, noi usavamo tutti cappelli e cappotti e gli mentivo dicendogli che non era poi così freddo. Ha piovuto tantissimo, ma tutto fa parte di cosa può accadere sul set, compreso il pappagallo finale che non era nemmeno compreso nella sceneggiatura, ci ho pensato l’ultima notte e lo abbiamo trovato, pur non essendo presente in Emilia, lo abbiamo scovato.

Una volta superata la pandemia, si potrebbe pensare di fare un film su di essa? Rizzi: Non mi sentirei di vedere in questo momento un film sulla pandemia, siamo talmente saturi da questa cosa che non abbiamo nemmeno la giusta distanza, il giusto distacco per raccontarla ed esorcizzarla come dovremmo. In questo momento ci sarebbe una grande respingenza da parte del pubblico su una storia sul Covid.

Roja: Nemmeno io lo farei mai un film del genere. Non vedo l’ora che tutto questo finisca. Spero che questa storia debba avere solo una memoria sanitaria e basta, non ci trovo nulla di realmente raccontabile. I film catastrofici del genere li hanno fatti prima, ora li stiamo vivendo sulla nostra pelle e non mi interesserebbe riviverlo.

Cosa pensate della scelta dell’Italia per il film (‘Notturno’ di Gianfranco Rosi) alla corsa dell’Oscar 2021? Roja: ‘Notturno’ è bellissimo. C’erano parecchi titoli interessanti, ma questo è bellissimo.

Rizzi: non l’ho visto purtroppo, ma speriamo sia stata fatta la scelta più opportuna. Speriamo che vinca, tifiamo per il cinema italiano

 

“Si Muore Solo da Vivi” partecipa al premio cinematografico Globo d’Oro dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.

 

 

 

 

 


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